Che cosa c’entra il patriarcato con la crisi ecologica? E Dio, da che parte sta? Dominare le donne e sfruttare la terra non sono storie separate: si alimentano di gerarchie e immagini che anche il cristianesimo ha legittimato. Elizabeth E. Green segue l’incontro tra femminismo, ecologia e teologia, dalle pioniere alle voci di Africa, Asia e America Latina. Con chiarezza e con ironia, mette alla prova le idee di donna, natura e Dio. Senza idealizzare la maternità né assolvere la religione, apre una domanda decisiva: può la fede che ha sostenuto il dominio aiutarci a costruire relazioni capaci di custodire la vita?
«Il punto è, che sebbene critiche della tirannia della teologia classica e patriarcale, le teologhe femministe alle quali questa introduzione è dedicata non hanno alcuna intenzione di separarsi dal messaggio cristiano! Ruether, per esempio, ha sempre ritenuto che il cristianesimo, come tutta la cultura Occidentale, è sì condizionato dalla casa patriarcale nella quale è cresciuto ma non è da essa determinato. In altre parole, il cristianesimo non si riduce al patriarcato, ma lascia uno spazio di manovra che, insieme ad altri e altre, le teologhe ecofemministe stanno allargando».
Elizabeth E. Green
L'autrice risponde...
1. Il pianeta si salva anche mettendo in discussione il patriarcato?
Chiediamoci chi può disporre dei corpi e della terra. L’ecofemminismo nasce proprio qui: dal legame tra forme di dominio che ci siamo abituati a tenere separate. Non basta rendere più verde una casa se la sua architettura resta patriarcale.
2. Le donne sarebbero più vicine alla natura degli uomini?
Attenzione: è proprio questa idea che dobbiamo interrogare! Esaltare le donne come madri e custodi della vita può rinchiuderle negli stessi ruoli di sempre. La cura della terra non è un destino biologico assegnato al corpo femminile.
3. Un Dio chiamato Padre cambia davvero i rapporti fra le persone?
Le parole con cui diciamo Dio non restano in cielo. Se l’immagine del padre esclude le altre e si allea a quella del sovrano, può legittimare una società gerarchica. Il problema non è una metafora, ma il suo diventare l’unica possibile.
4. Dire che il mondo è il corpo di Dio significa divinizzare tutto?
McFague propone una metafora, non una semplice equazione. Il mondo vive in Dio, ma Dio non si esaurisce nel mondo. Si tratta di pensare una relazione intima che non diventi fusione: un compito tutt’altro che estraneo alla fede cristiana.
5. Perché parlare di acqua da portare a casa in un libro di teologia?
Perché in molte comunità sono le donne a procurare acqua, cibo e legna. Il degrado ambientale passa attraverso la loro giornata. Le teologhe del Sud del mondo ci riportano qui: a una relazione con la terra che ha le mani in pasta.
6. L’ecofemminismo mette gli uomini sul banco degli imputati?
Il problema non sono gli uomini, bensì un sistema di dominio al quale partecipano anche le donne. Uscirne riguarda tutti e tutte. Il femminismo intreccia la questione di genere con il razzismo, la povertà e le altre forme di esclusione.
7. La parola peccato ha ancora qualcosa da dirci sulla crisi ecologica?
Sì, se smettiamo di usarla soltanto per sorvegliare la vita privata. Può nominare rapporti spezzati, sfruttamento e responsabilità collettive. Chiamare peccato ciò che distrugge la vita serve a riconoscerlo, proprio per poterlo cambiare.
8. Fare spazio agli altri significa chiedere alle donne altri sacrifici?
Con McFague, fare spazio significa interrogare chi occupa la terra e dispone delle risorse senza condividerle. Non si tratta di celebrare la sottomissione: la solidarietà comprende la resistenza al male e la liberazione delgli oppressi.
9. Esiste un’unica teologia ecofemminista buona per tutto il mondo?
Direi proprio di no. Le teologhe parlano da storie, culture e condizioni diverse. Non basta trasferire una proposta da un continente all’altro. Possiamo però incontrarci, scambiare saperi e lasciarci correggere: il mercato è aperto!
10. Dopo tutte queste critiche, siamo ancora nel cristianesimo?
Il cristianesimo è cresciuto nella casa patriarcale, ma non si riduce a essa. Le teologhe ecofemministe non intendono abbandonarne il messaggio: tornano alle radici per aprire possibilità diverse. La radicalità può essere anche questo.
Indice testuale
Introduzione
Parte prima
1. Il femminismo, ancora
1.1 Il patriarcato, una casa di mattoni e malta
1.2 Il secondo sesso
1.3 L’intersezionalità
1.4 Un quadro vero e allo stesso tempo falso
2. Femminismo + ecologia = ecofemminismo
2.1 Primavera silenziosa
2.2 I limiti dello sviluppo
2.3 Il femminile sta al maschile come la natura alla cultura?
2.4 Di nuovo de Beauvoir
2.5 Il femminismo o la morte!
3. Teologia
3.1 Teologie della liberazione
3.2 Verso un’eco-teologia
3.3 Eco-teologia come teologia della liberazione?
3.4 Un (altro) percorso a spirale
Parte seconda
4. Gaia e Dio (Rosemary Radford Ruether)
4.1 I dualismi falsificanti
4.2 Donne e natura in una discesa comune
4.3 La tradizione del patto
4.4 La tradizione sacramentale
4.5 Verso una teocosmologia ecofemminista
5. Il mondo come corpo di Dio (Sallie McFague)
5.1 Teologia metaforica
5.2 Madre, amante, amico/a
5.3 Dal mondo macchina al corpo di Dio
5.4 La kenosi
Parte terza
6. I nodi al pettine
6.1 Donne
6.2 Natura
6.3 Dio
7. Il popolo che manca. Teologia ecofemminista del mondo plurale
7.1 Donne e natura
7.2 Dio, donne e natura
7.3 Dio Madre, Madre Terra
8. Verso una teologia ecofemminista planetaria
8.1 Sharon A. Bong e Donna Haraway
8.2 Ancora il peccato
8.3 La teologia ecofemminista è davvero cristiana?
Bibliografia generale
Indice dei nomi
Indice dei testi citati
Biografia dell'autore
Elizabeth E. Green
È pastora battista emerita. Ha insegnato in Nuova Zelanda, Svizzera e alla Facoltà valdese di teologia (Roma). È socia del Coordinamento Teologhe Italiane.
Tra le sue pubblicazioni: Padre Nostro? Dio, genere, genitorialità (2015); Dio, il vuoto e il genere (2023), pubblicati da Claudiana, Sorelle tutte (con S. Zorzi e S. Segoloni Ruta), Meridiana 2021 e Treeology/theology. In connessione: noi, Dio e l’albero, Gabrielli 2024.

