Valdo di Lione e Francesco d'Assisi | Como
Dove
Via Rusconi, 21 Como
Quando
martedì 17 febbraio 2026
dalle 18.00
alle 19.00
Con Francesca Tasca, Anne Zell e Zeno Carcereri
Perché Valdo è stato condannato come eretico, mentre Francesco è diventato santo?
Francesca Tasca racconta due vite che si sfiorano nel tempo ma prendono strade incompatibili. Valdo, ricco cittadino di Lione, vende tutto, sceglie la povertà radicale e mette in piedi una rete di predicatrici e predicatori laici che parlano alla gente comune nelle piazze, nelle case, fuori dal controllo del clero. È un cristianesimo senza tonsura, senza permesso, senza mediazioni gerarchiche. Francesco d’Assisi sceglie anch’egli povertà e itineranza, ma le consegna alla Chiesa: obbedienza, riconoscimento, Regola. Tasca mostra come la linea che separa la «santità» dall’«eresia» non sia soltanto teologica, ma passi attraverso il potere di decidere chi può parlare, chi può predicare, chi può esistere.
«Ma la povertà sempre povertà è!».
Quella notte sul Tirreno, davanti a una signora calabrese che conosceva la povertà vissuta e non letta nei libri, ho capito che la domanda vera non era solo sulla miseria materiale, ma sulle sue ragioni. Perché, come scrivo, «non fu certo la povertà volontaria in sé a determinare la condanna di Valdo, ma la motivazione che lo aveva portato a scegliere proprio quella forma di povertà», una motivazione percepita come minacciosa per l’ordine esistente. È qui che nasce questo libro: dal tentativo di rispondere a chi mi chiede ancora «Ma perché Valdo è stato condannato come eretico, mentre Francesco è diventato santo?», e di raccontare due povertà che sembrano uguali e non lo sono, due Chiese possibili, due modi di dire Vangelo.
Questa non è solo una storia medievale. È una domanda sul rapporto tra Vangelo e potere, su chi decide il confine tra modello e minaccia, tra profezia e scandalo. E riguarda ancora noi. Oggi.
Francesca Tasca
Francesca Tasca racconta due vite che si sfiorano nel tempo ma prendono strade incompatibili. Valdo, ricco cittadino di Lione, vende tutto, sceglie la povertà radicale e mette in piedi una rete di predicatrici e predicatori laici che parlano alla gente comune nelle piazze, nelle case, fuori dal controllo del clero. È un cristianesimo senza tonsura, senza permesso, senza mediazioni gerarchiche. Francesco d’Assisi sceglie anch’egli povertà e itineranza, ma le consegna alla Chiesa: obbedienza, riconoscimento, Regola. Tasca mostra come la linea che separa la «santità» dall’«eresia» non sia soltanto teologica, ma passi attraverso il potere di decidere chi può parlare, chi può predicare, chi può esistere.
«Ma la povertà sempre povertà è!».
Quella notte sul Tirreno, davanti a una signora calabrese che conosceva la povertà vissuta e non letta nei libri, ho capito che la domanda vera non era solo sulla miseria materiale, ma sulle sue ragioni. Perché, come scrivo, «non fu certo la povertà volontaria in sé a determinare la condanna di Valdo, ma la motivazione che lo aveva portato a scegliere proprio quella forma di povertà», una motivazione percepita come minacciosa per l’ordine esistente. È qui che nasce questo libro: dal tentativo di rispondere a chi mi chiede ancora «Ma perché Valdo è stato condannato come eretico, mentre Francesco è diventato santo?», e di raccontare due povertà che sembrano uguali e non lo sono, due Chiese possibili, due modi di dire Vangelo.
Questa non è solo una storia medievale. È una domanda sul rapporto tra Vangelo e potere, su chi decide il confine tra modello e minaccia, tra profezia e scandalo. E riguarda ancora noi. Oggi.
Francesca Tasca


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