In un tempo che moltiplica stimoli e smarrimento, Haim Fabrizio Cipriani torna alla Torah come a una delle grandi mappe dell’umano. I racconti e gli insegnamenti dei cinque libri di Moshè diventano qui occasioni di riflessione su identità, desiderio, relazione, ascolto, giustizia, sofferenza e speranza. Senza chiedere appartenenze o precomprensioni religiose, questo libro invita a leggere la Bibbia ebraica come un linguaggio dell’anima: antico e sempre nuovo, capace di aprire domande vitali e di accompagnare lettrici e lettori verso una più profonda consapevolezza di sé e del mondo.
«Non riceviamo la nostra vita come un pacchetto completo con tutte le istruzioni già pronte. La scriviamo vivendo, facendo scelte, rispondendo alle sfide, creando significato dall’esperienza e dagli errori. La Torah può allora essere letta non come un codice che impone, ma come un insegnamento che accompagna: antico e sempre nuovo, capace di aiutarci a comprendere chi siamo, come stare in relazione con gli altri e quale cammino di consapevolezza siamo chiamati a tracciare.
Questa è la nostra Torah personale: ancora incompiuta, ancora da scrivere».
Haim F. Cipriani
Biografia dell'autore
Haim F. Cipriani,
la cui formazione rabbinica affonda le radici nelle tradizioni italiane e chassidiche, ha svolto il suo ministero in diverse comunità ebraiche francesi e in Italia presso la comunità Etz Haim di cui è fondatore.
Autore di diversi saggi a tema ebraico (fra cui Voce di silenzio e Schiudi le mie labbra, Giuntina, e I settanta volti, Messaggero), svolge da trent’anni anche un’intensa attività internazionale di violinista concertista e direttore d’orchestra. Con Claudiana ha pubblicato Rabbino, posso farle una domanda? Domande e risposte a un rabbino (2024).